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mercoledì 14 dicembre 2011

Marco Paolini: "Niente di quello che abbiamo intorno è il futuro"

Pubblichiamo qui 11 anni dopo, l'intervento inedito di Marco Paolini alla Festa dei Palù, tenuta il 7 Ottobre 2000 a Levada di Godega di Sant'Urbano, sul luogo dove oggi è stato realizzato il casello di Levada della Autostrada A28.

Sono 12 minuti che lasciano il segno e che vi consigliamo di vedere e mettere in circolazione: vorremo dire profetici, pure se si capiva bene anche nel 2000 dove i nostri amministratori (sic!) stavano dirigendo questa povera regione e i suoi abitanti.

Nel suo intervento Marco Paolini ci racconta anche il governo del Veneto della Repubblica Serenissima, al quale proprio gli amministratori che più hanno responsabilità  nello scassamento di questo territorio si richiamano con i loro discorsi,  lontano però anni luce dal Veneto che questi ultimi hanno invece realmente prodotto.


Non è necessario essere candidi come colombe e astuti come serpenti per avere qualche dubbio in merito alle affermazioni del presidente della Regione Luca Zaia quando dichiara senza arrossire di essere il paladino della lotta contro la cementificazione del Veneto (http://www.youtube.com/watch?v=oo7Nv7rwYpc).

Eppure costoro hanno il coraggio di dire queste cose perchè sanno bene che mai nessun giornalista e praticamente nessun media locale/regionale/nazionale si sognerà di battere sulla loro spalla (come suggerisce Paolini nel video) e di chiedergli conto di quello che stanno affermando e facendo.

Buona visione!


mercoledì 31 agosto 2011




di Nadia Breda

Nel Borgo Breda, il racconto del viaggio di GEO TRANSECT Veneto 2011.

Grazie geotransect di essere passati qui!!!!!!!!!!!!!!!!


Sono arrivati trafelati.... 8 ciclisti (6 maschi 2 femmine)... da Forno di Zoldo diretti a San vendemiano, passando per il lago di santa Croce, il Fadalto, Vittorio Veneto e giù dritti nella pianura. Sbalzo termico di 20 gradi (!!!!)...

Sono i viaggiatori di Geotransect che hanno atraversato il Veneto direzione nord-sud in 9 giorni a piedi e in bicicletta, dalle Dolomiti alla laguna.
La tappa intermedia nel Coneglianese l'hanno fatta nel mio mitico prato, quel prato che è raccontatao in BIBO, dietro il Borgo Breda che sta diventando un luogo emblematico-simbolico del Veneto.



Ringrazio i viaggiatori di GEOTrans perchè:

- perchè sono giovani
-perchè sono giovani che hanno usato 10 giorni delle loro ferie per fare un viaggio a piedi e in bicicletta, senza inquinare nulla
- perchè sono viaggiatori e NON TURISTI
- perchè hanno scleto di CONOSCERE viaggiando
-perchè hanno scelto di conoscere pezzi di natura (per es. le risorgive di san vendemiano)
- perchè hanno scelto luoghi maestosi (le dolomiti) e luoghi umili (il prato di Borgo Breda)
- perchè prima di partire HANNO LETTO LIBRI, si sono informati e hanno studiato
- perchè ci siamo conosciuti attraverso la rete web....
- perchè resteremo amici
-perchè ci incontreremo in altri luoghi della natura (i colli euganei, tra poco)
-perchè hanno costruito amicizia, allargato gli orizzonti
-èerchè hanno riunito, quella sera, nel prato, molte persone di associazioni amobiti e provenienze diverse
- perchè con noi c'ernao anche due ragazze e un padre marocchine a rendere internazionale il ns incontro
- per le loro bici meravigliose!!!
- per la loro impronta leggera e la loro gentilezza
-perchè il prato di Borgo Breda sta diventando un luogo di memoria e di aggregazione sociale e culturale,

e per tanto altro ancora!!!!
Grazie GEO, Arrivederci GEO!!!!!








martedì 26 luglio 2011

LA PRIMA STUDENTESSA
DIPLOMATASI CON UNA RICERCA SULL'IMPATTO DELL'a28 SUI PALù.

Complimenti!!!!!!!!!!


Si tratta di una giovanissima di III Media che ha scelto come argomento per la ricerca di scienze lo studio dell'impatto di una grande infrastruttura sul territorio. L'argomento è stato apprezzato dai suoi docenti e la giovanissima ha dimostrato sensibilità e capacità critiche per niente comuni.
E noi ringraziamo la giovane studentessa!!!!!!!!!!!!
qui sotto la sua ricerca e il suo testo. Le domande che sono riportate sono frutto del suo pensiero e sono precise e di grande tenerezza allo stesso tempo. Leggetela!


IMPATTO DI UNA GRANDE INFRASTRUTTURA

SU UN TERRITORIO AGRARIO UMIDO:

IL CASO DELL’A 28

AUTOSTRADA CONEGLIANO- PORDENONE





Nei più nascosti recinti dell’acqua il ramo

il vero ramo arriva protendendosi

sempre più verde del suo non- arrivare

…

Ardui cammini del verde

sul filo di infinite inesistenze-

Un ultimo raggio li perseguita

-Andrea Zanzotto-










20 maggio 2011






Premessa. Avendo sentito molto discutere intorno al problema dell'A28 Conegliano-Pordenone, dopo aver visto alcuni libri su questo argomento, sapendo che questa infrastruttura è stata realizzata non lontano dal mio Comune, mi sono proposta di approfondire questo argomento e ho avuto l'occasione di intervistare l'autrice dei libri che avevo consultato, dedicati a questo problema, Nadia Breda.


Nadia Breda è un'antropologa, cioè una studiosa della cultura e delle società passate ma anche presenti, che si è occupata a lungo proprio di questi argomenti.


Un'autostrada è una infrastruttura scelta dalla società e questa scelta (e la sua valutazione) può quindi essere studiata dal punto di vista antropologico.


Poiché un'autostrada ha un rapporto diretto con il territorio in cui viene costruita, con il suolo, il sottosuolo, le acque, la flora, la fauna e le persone, l'impatto che essa produce può essere oggetto di una ricerca di scienze.





La mia ricerca di scienze riporta le mie domande all'antropologa e le sue risposte, con una mia breve conclusione.


Studentessa. - Per quale motivo ti sei interessata a questo problema?


Nadia – Mi sono occupata fin da giovane di questo problema perché conoscevo per esperienza diretta il territorio sul quale era stata progettata l'infrastruttura di cui stiamo parlando e perchè ero molto affascinata da quel tipo di paesaggio agrario umido che viene definito con una parola particolare: palù.



S. – Cosa sono i palù?


Nadia- I palù sono un paesaggio costituito da 3 elementi: [...] prati umidi, arricchiti da molti filari di siepi e da corsi di acqua. In particolare i palù coinvolti nella costruzione dell'A28 sono ricchi di acque di risorgiva. I palù sono l'equivalente dei bocages francesi e sono paesaggi posti sotto tutela in vaste zone d'Europa. I palù coinvolti nel passaggio dell'autostrada Conegliano-Pordenone sono stati dichiarati SIC (Siti di Interesse Comunitario, cioè tutelati dalle normative europee) nel 2004, purtroppo dopo l'approvazione del progetto autostradale.






S- cosa sono le acque di risorgiva?


Nadia- le risorgive sono un fenomeno idro-geologico molto importante nel Nord Italia. Nella fascia delle risorgive l'acqua rispunta dopo essere defluita per vari decenni nelle falde acquifere sotterranee. Come si può vedere da schemi e disegni, l'acqua meteorologica si infiltra nel sottosuolo nella parte dell'alta pianura padana, scorre nel sottosuolo lentissimamente per molti decenni e poi -arrivata a circa metà del suo percorso dalle montagne al mare (quindi all'altezza dei nostri paesi)- incontra terreni impermeabili (argilla, creta) che non le permettono più di scorrere ed è quindi “costretta” a riaffiorare a livello del terreno di campagna.



Di solito l'acqua rispunta modellando il terreno con una forma ovale detta “polla di risorgiva”, dalla quale parte l' “asta”, cioè il primo tratto del corso d'acqua che si formerà. Le acque di risorgiva hanno una temperatura costante estate e inverno, intorno agli 11°-13° e quindi creano un microclima molto fresco che richiama una fauna e una flora specifica. In particolare, si insediano intorno alle risorgive i cosiddetti “relitti glaciali” cioè piante ed erbe che si sono adattati in questi luoghi al tempo protostorico delle glaciazioni e che sono rimasti vicini alle risorgive (mentre nella campagna intorno sono scomparsi) proprio perché vicino alle risorgive permane un microclima fresco. Un esempio è il sigillo di salomone o l'anemone nemorosa.


S- Che tipo di vantaggi e di svantaggi porta la costruzione di un'autostrada?


Nadia- Una autostrada è un’opera che comporta sempre un grande impatto su un territorio, per le sue dimensioni, per la sua forma e per il tipo di traffico che vi scorrerà una volta costruita. I vantaggi vanno tutti al settore dei trasporti su gomma e agli automobilisti che possono usufruire di una nuova arteria stradale per i loro commerci o per i viaggi.

Ma a mio avviso gli svantaggi sono moltissimi dal punto di vista ambientale, sociale e culturale.


S – che tipo di svantaggi o danni può provocare o ha provocato al territorio l'autostrada?


Nadia- Questa autostrada, seppure breve (30 km in tutto) ha intersecato un territorio molto particolare, i palù appunto, e ha condizionato fortemente questo paesaggio agrario umido tagliandolo nettamente in due parti. Viene così danneggiata la continuità ecologica perché un’autostrada costituisce per flora fauna e acqua una barriera molto forte, sia in orizzontale che in verticale. L'autostrada separa le comunità animali e vegetali sia da una parte all'altra delle corsie, sia sopra le corsie, per varie decine di metri.


Un’infrastruttura autostradale di questo tipo compromette l'habitat di fauna e flora e noi sappiamo invece dalle direttive europee e dalla ricerca scientifica che per proteggere fauna e flora specifica (come lo è quella dei palù) bisogna tutelare il loro habitat. Sono stati attraversati con questa autostrada oltre 70 corsi d'acqua di risorgiva per un totale di 25 Km di ruscelli di risorgiva, sono stati abbattuti migliaia di alberi (si calcola almeno 25.000 alberature su 50 Km di siepi intersecate dall'autostrada). Le siepi che rimangono sul territorio sono degli spezzoni che andranno incontro a probabile ulteriore estirpazione.



S- Cosa succede alle acque, qual è l'impatto sull'acqua di risorgiva?


Nadia- Le risorgive sono state intersecate dall'autostrada in maniera perpendicolare, creando quindi un effetto barriera che i costruttori hanno cercato di mitigare costruendo dei tombotti (sottopassi) a cielo aperto per ogni fosso, per far defluire le acque. Ma il grande impatto è stato soprattutto sul paesaggio che viene invaso, con la costruzione dell'autostrada, da un oggetto estraneo alla campagna, rigido, rumoroso e molto inquinante. Per esempio secondo alcune norme tecniche non si dovrebbero coltivare ortaggi entro gli 80 metri dal bordo dell'autostrada a causa della grande ricaduta degli agenti inquinanti sul territorio (gas di scarico, polveri sottili ecc., ecc.)


S- Viene danneggiata anche la vita sociale che si conduceva in quel territorio?


Nadia- Viene danneggiata la possibilità di un’agricoltura che produce alimenti sani, vengono frazionate le campagne e le proprietà, la vita e il lavoro dell'agricoltore vengono svalutati.

Da un punto di vista sociale più ampio si può notare che con la costruzione di un'autostrada si continuano a privilegiare i mezzi di trasporto su gomma anziché le ferrovie e i trasporti su rotaie o fluviali.


S- Viene in qualche modo perduta una cultura con i suoi usi e costumi, come per esempio quella contadina?


Nadia- La costruzione di questa autostrada, su questo territorio agricolo conferma l'inferiorità della cultura contadina. Non solo, in questo caso è stata molto penalizza anche la cultura ambientale, che deriva dalla cultura scientifica con la sua grande attenzione agli elementi naturali come flora, fauna, idrologia...





S- In conclusione cosa pensi tu della costruzione di questa autostrada?


Nadia- Penso che per avere alcuni vantaggi dal punto di vista del trasporto su gomma si è sacrificato un ambiente e un territorio molto particolare e molto importante perché ricco di acque di risorgiva. Non sono affatto convinta che questo prezzo valesse la pena di essere pagato. La considero una grande perdita, di territorio, di paesaggio e di bellezza.






S – a lungo termine, questa autostrada può avere effetti anche sul resto del territorio?


Nadia- certamente sì. Induce un aumento del traffico in tutto il circondario, con le conseguenze che ne derivano (rumore, inquinamento, consumo del suolo); inoltre induce la trasformazione di un territorio agricolo in territorio destinato ad altri usi (industriali, commerciali...). Un'autostrada o una nuova strada spesso viene definita il “primo agente colonizzatore” del territorio, una specie di fune calata in mare a cui si attaccano poi tante altre cose.





Conclusioni

Dopo la mia intervista a Nadia Breda ho potuto farmi un'idea più precisa sul problema dell'impatto di questa infrastruttura sul territorio, in particolare sulle componenti naturali dell'ambiente. Ho scoperto soprattutto le acque di risorgive e ho capito il funzionamento idrogeologico di questo fenomeno. Ho avuto molti spunti per approfondire questo argomento e credo che ci rifletterò anche in futuro.

Dopo l'intervista sono stata sul campo a vedere di persona le polle di risorgiva, il paesaggio dei palù e la costruzione autostradale che lo attraversa. E’ stata un’esperienza molto particolare perché mi sono venute in mente tutte le volte che sono andata lì con la mia famiglia e con la famiglia di Nadia a passeggiare. Nulla di quel che si vede ora è uguale a quello che tengo caro nei miei ricordi, il paesaggio è stato tagliato dall’autostrada e il silenzio dei prati non c’è più. Mi sono resa conto che abbiamo tutti perso qualcosa che non può più tornare.




Libri consultati


Breda N., palù,inquieti paesaggi tra natura e cultura, Cierre ed., Verona 2001

Breda N., Bibo, dalla palude ai cementi. Una storia esemplare, ed. CISU, Roma 2010



martedì 21 giugno 2011

Nadia Breda: partendo da Trevisan considerazioni sul termine NORDEST, sull'ALBERO e sulla RESPONSABILITA'

Ringraziando Andrea Mattarollo per il suo commento relativo all'importante dibattito con Vitaliano Trevisan e Franco Zagaro alla Fondazione Benetton, desidero anch'io riprendere alcune idee e condividere una riflessione sull'albero e sulla responsabilità, passando per il nordest
1. I tempi sembrano maturi innanzitutto per abbandonare questa brutta definizione di “NORDEST” -in cui io pure sono stata "tratta", invischiata, a furia di leggere cose sul NORDEST- che non ha alcun senso geografico e poco socio-antropologico. L'ho capito definitivamente guardando una carta geografica acquistata in Nordeuropa da un amico, con punto di vista da nord Europa verso il sud Italia, da cui si vede come noi che ci crediamo vivere nel nordest, in realtà siamo il SUD di altri -risaputo- e poi, cosa molto più importante, si vede bene l'unità ecologica delle Alpi e i suoi versanti Europei, cosa di cui ci occupiamo assai poco e di cui sappiamo assai poco... NORDEST è un concetto infatti Roma-centrico! paradossale che lo abbiamo usato proprio noi critici del nordest.

2. L'ALBERO
Esiste una vasta letteratura sull' e una storica attenzione ad esso, ma per me è stato illuminante e fondamentale il libro di LAURA RIVAL, The Social Life of Trees, un lavoro del 1998 di questa brava antropologa inglese (per le edizioni BERG e purtroppo mai tradotto in Italia). Questa studiosa ha raccolto i contributi di alcuni autorevoli antropologi a cui aveva chiesto di rispondere a una domanda: perchè l'albero è così importante in tutte le culture e le società della terra? E' noto infatti che l'albero, come dice Laura Rival, “provvede alcuni dei più visibili e potenti simboli dei processi sociali e delle identità collettive”: differenti società e culture usano l’albero per rappresentare l’esistenza umana e sociale, individuale e sociale. Si pensino a tutti i riti (piantare l'albero alla nascita, seppellirvi placenta e cordone, simbologie sessuali dell'albero...), al rapporto religioso con l'albero (l'albero della vita, la croce come albero...), all'albero nella mitologia e nella letteratura, nella politica (riforestazioni, deforestazioni...piantagioni coloniali... campagne di piantumazione ecc. ecc.), nella rappresentazione della parentela (albero genealogico, ma la genealogia è rappresentata come un bananeto in alcuni gruppi africani...)
L’albero è una complessa rappresentazione culturale composta da differenti tipi di conoscenze e di operazioni cognitive. L’albero è sistematicamente associato alla salute dell’ambiente, al benessere della comunità e alla sua prosperità, alla salute e al vigore di una comunità.
Esso è usato per simbolizzare le collettività politiche, per dare dimensione rituale ad attività politiche, per dare sostegno alle politiche di conservazione.
In ogni cultura e in ogni società emerge chiaramente l'immagine di un tema ricorrente: la vitalità e il potere di rigenerazione degli alberi. Gli alberi cioè sono usati simbolicamente per rendere concreto e materiale la nozione astratta di vita, l’albero è il supporto ideale per questa concezione di vitalità. Le conclusioni a cui si arriva con L. Rival attraverso l’approccio etnografico sono che ciò che sembra guidare il simbolismo dell’albero non è tanto il transfert di intenzionalità su organismi non umani, quanto piuttosto il bisogno di trovare entro l’ambiente naturale la manifestazione materiale di un processo organico che possa essere riconosciuto simile a quello che caratterizza il ciclo di vita umano, o la continuità di esistenza della società.



Sarebbe interessante ma è qui improponibile ripercorrere i molti esempi che Laura Rival discute nel suo libro per addentrarci nella complessità di questo “artefatto politico” che è l'albero.
E' importante però interiorizzare almeno due concetti: che l'albero è un soggetto storico e culturale con il quale interloquire e che la sua essenza è la sua straordinaria vitalità.
E come non ricordare allora quanto Gilles Clément ha insegnato: l'attenzione al vivente, che deve essere il principio guida del nostro rapporto con il paesaggio. Il vivente timido, dotato di imprevedibilità.....
E come non ricordare che i complessi cicli vitali che l'albero sostiene e produce sono una di quelle forme di “economie della natura” di cui parla Vandana Shiva, che dobbiamo imparare a rispettare? Quelle economie dove la natura dona e noi umani riceviamo.



Ecco cosa cercavo di discutere con Vitaliano Trevisan e Franco Zagari, alla Fondazione Benetton: la nostra dovuta attenzione a questo soggetto vivente importante essenziale e generoso che è l'albero. E non farei grandi differenze tra albero urbano e albero del bosco, anche se in un primo tempo ero tentata di farlo. Piuttosto, l'invasione del bosco di cui oggi ci si lamenta è da rileggere alla luce dei nuovi concetti di “restoration ecology”, una ecologia che lascia spazio alla natura, che chiede all'uomo -che ha preso tanto- di “restituire”. Sono politiche che ci arrivano dai paesi ex-coloniali, con le quali dobbiamo interagire e forse imparare, ma sono anche lo stesso concetto di Terzo paesaggio di G. Clément, di uomo che si sottrae (finalmente) e lascia spazio alla natura e alla sua vitalità, a cui dobbiamo re-imparare ad affidarci.



  1. sulla responsabilità.
Ho scritto altre volte come, secondo me -imparando dagli studi sul postcolonialismo- la devastazione ambientale del Veneto sia dovuta a una diffusa familiarità con il modello della “periferia diffusa” come condivisibilmente definisce V. Trevisan il nostro territorio. Se non ci fosse una responsabilità condivisa da parte di ogni cittadino, probabilmente non si sarebbe arrivati a questi punti.
E' anche vero però che ci sono state delle resistenze e molteplici opposizioni. La letteratura al riguardo è già vasta. Questo stesso blog è il frutto di una opposizione ultra-ventennale a una devastante opera, la A28. E' proprio il lungo e costante riflettere su questa vicenda che ci consente oggi di concludere che non tutte le responsabilità hanno lo stesso peso. Ci sono stati dei chiari momenti, nella costruzione della città diffusa, della megalopoli padana, della poltiglia urbana infetta in cui viviamo, in cui alcuni hanno potuto decidere la direzione da prendere, alcuni amministratori hanno firmato decreti, altri studiosi hanno firmato VIA, VAS, VINca, altri soprintendenti hanno negato o autorizzato VINCOLI, altri soggetti imprenditoriali hanno reclamato strade o altre buone dosi di cemento.
Intendo chiaramente dire che alcuni hanno avuto POTERE, altri no. Zaia, Galan, Matteoli, Melandri, Ronchi e Ministeri vari ecc. ecc. eccc. hanno “deciso” la A28, altri si sono invece opposti e hanno chiesto la tutela dei palù (WWF, comitati ecc.)
Ecco: la responsabilità è di chi ha avuto il potere decisionale, amministrativo. Non mi sento responsabile della distruzione dei palù, mentre so precisamente a chi attribuire questa responsabilità.
Questo è un caso esemplare, ma migliaia di altri si potrebbero descrivere.
E' questo ciò che intendo per “districare la ragnatela delle responsabilità”.
E' un discorso lungo, che sarà da riprendere in varie sedi, ma la negazione di questa posizione a me sembra che porti alla situazione che ha generato l'olocausto, ben descritta da Anna Harendt ne “La banalità del male”, dove ognuno si sente assolto perchè ha gestito solo una particella del processo, appositamente frammentato perchè nessuno si senta responsabile del risultato.
Altrettanto accade per es. nella macellazione degli animali, come mostrano alcuni poeti come Ferrero, o altri studi sui diritti degli animali.
E così, in ognino di questi casi, alla fine si arriva all'olocausto: del paesaggio, degli uomini, degli animali.
Come ha scritto L. Ferry, in “Storia politica del filo spinato”, ciò che accade alla natura accade poi agli animali e infine agli uomini.
Nella storia umana conosciamo bene esempi di tutte tre le varianti dello stesso processo....



Nadia Breda